L'ingresso della grotta
Fin
dall’inizio la nostra curiosità viene attratta dal
bianco candido delle pareti, colore caratteristico delle
rocce calcaree, che, ad una certa altezza, viene
bruscamente spezzato da due fasce scure che ci
accompagneranno lungo tutta la grotta: tale colorazione
è dovuta alla presenza di ossidi metallici che sono
stati depositati dal fiume nella sua azione millenaria.
Poco più
avanti, sulla sinistra, si nota una piccola cavità,
formatasi a causa dell'azione erosiva del fiume ove, nel
1997, è stato rinvenuto materiale archeologico risalente
al periodo del neolitico e dell’eneolitico antico e
medio.
Proseguendo nella nostra visita, quindi, incontriamo un
canyon particolarmente interessante per le forme erosive
presenti, e, percorrendolo per qualche decina di metri
costeggiando ed attraversando il fiume, raggiungiamo
La sala del silenzio
La sala del silenzio è
così chiamata in quanto in gran parte dell'anno il
torrente in questo tratto si prosciuga, rendendo
ovattato questo enorme ambiente, isolato dal fragore
delle acque che caratterizzano le Grotte di Stiffe.
Oltrepassando la sala del silenzio per mezzo di un
tunnel artificiale arriviamo, dopo essere stati
sbalorditi ed attratti dalla bellezza di alcune colate
stalattitiche, nei pressi dello pseudo-sifone, alla
"Sala della cascata".
La sala della cascata
Ciò che attrae subito
la nostra fantasia è la vastità dell'ambiente: la sala,
alta circa trenta metri, è una fantastica cassa di
risonanza per la cascata, che, con un balzo dell'acqua
di venti metri, ci ammalia durante l'estate con il suo
lieve mormorio, per poi, nei periodi di piena, renderci
inquieti con la sua selvaggia bellezza.
La sala, geologicamente, è
un grande ambiente formatosi per lo scorrimento di
blocchi di roccia che hanno subito dei movimenti
verticali; tale scorrimento ha generato la parete che
vediamo, la quale viene tagliata perpendicolarmente
dalla cascata.
Precedentemente alla
realizzazione delle infrastrutture turistiche, per
effettuare le esplorazioni era necessario scalare la
parete, con tutti i rischi a ciò legati.
Giunti al di sopra della
cascata mediante una scalinata, è possibile ammirare
l'ambiente sottostante grazie ad un comodo belvedere,
oltrepassato il quale troviamo un passaggio
caratterizzato da affilate lame rocciose, ed entriamo
nella magica "Sala delle concrezioni".
La sala delle concrezioni
Qui, dopo il selvaggio
fascino del fiume e le forme aspre degli ambienti
precedenti, finalmente troviamo il meritato relax: il
mormorio dell'acqua si sposa perfettamente con le
morbide linee delle stalattiti, che pendono dal soffitto
a creare morbidi drappeggi che lasciano sfogo alla
fantasia ed alla immaginazione più creativa.
Soffermarsi in questa sala
consente di ammirare le capricciose piroette
antigravitazionali delle stalattiti eccentriche,
formatesi per uno stillicidio particolarmente ridotto,
e di seguire con lo sguardo le sinuose linee
delle semitrasparenti vele (anche dette fette di
prosciutto), dovute ad un percolamento dell'acqua dalle
pareti. L'atmosfera silenziosa ci obbliga a pensare quanto sia breve la nostra
storia dinanzi alle più piccole di queste concrezioni,
risalenti a centinaia di migliaia di anni fa.
E, poi, come non cercare
di cogliere l'attimo fuggente, così ripetitivo eppure
così unico, in cui una goccia d'acqua cade nelle placide
acque del laghetto, formando piccoli cerchi e
ricordandoci l'eterno scorrere del tempo, il tutto prima
che la nostra guida, riportandoci bruscamente alla
realtà, ci conduca verso le meraviglie successive e
verso il "lago nero".
Il lago nero
Siamo vicini alla zona più
antica della grotta: sopra le nostre teste pendono i
meravigliosi drappeggi di una grande e sinuosa vela,
mentre tutt'intorno le forme variegate di altre
concrezioni colpiscono i nostri sensi scatenando la
fantasia più sfrenata. Poco più avanti si ergono dal
nulla alcune stalagmiti, le testimoni più antiche della
vita della grotta, la più alta delle quali raggiunge i
tre metri di altezza.
Poi, in un ambiente più
ampio, ecco il lago nero: placido, tranquillo, anche
durante i periodi di piena, è sovrastato da una parete
riccamente concrezionata che cela la diramazione
fossile, l'angolo più nascosto e bello di Stiffe; qui
stalagmiti e colonne, immense eppur timide, si mostrano
solo agli occhi degli speleologi, poiché la delicatezza
dell'ambiente ha imposto la creazione di una zona "off
limits" per i turisti; sempre qui, si è concretizzato un
piccolo miracolo biologico, con un cimitero di
pipistrelli i cui piccoli corpi sono ormai racchiusi
all'interno delle concrezioni, dando vita a dei fossili
perfettamente conservati.
Proseguendo nella nostra
visita, imbocchiamo un breve tunnel che ci porta,
bruscamente, ad una realtà ben diversa da quella vista
nell'ultimo tratto di grotta: non più placide,
ruscellanti acque, non più morbide linee sinuose, ma
aspre, taglienti forme di ammassi franosi che
testimoniano l'irrequieta gioventù di questa zona della
cavità. E, su tutto, a far da cupo sottofondo, un
lontano boato di acque cadenti verso "L'ultima cascata".
L'ultima cascata
In una stretta sala
totalmente invasa da un lago profondo cinque metri si abbattono le acque dell'ultima cascata.
Dopo un balzo di venticinque metri, esse acquistano una
velocità tale che il fragore dell'impatto e lo
spostamento d'aria provocato creano turbini di acqua e
rendono impossibile parlare anche a breve distanza. Lo
spettacolo selvaggio e quasi infernale è visibile dai visitatori delle Grotte
dall'Agosto 2007, da quando, cioè, è stato permesso
l'accesso al grande pubblico che potrà quindi vivere le emozioni forti ed inconsuete
di solito riservate agli speleologi.
La particolarità
dell'ultima cascata è data dall'ampiezza della sala che,
anche se di dimensioni ridotte rispetto alla prima,
accentua in modo suggestivo il getto d'acqua che
prorompe da un'altezza di 20 metri.
La bellezza delle cose ama
nascondersi e l'uomo ama scoprirne i segreti: sulla
parete destra della sala la colata dai tre colori sembra
trasformare in pietra la stessa bellezza e l'una e
l'altra insieme scendono a bagnarsi i piedi fin
nell'ultimo laghetto.

Foto Mario Di Martino |
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